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Impianto Produzione Celle


[art. 27, co. 2, lettera b) del D.lgs. 31/2010]

L’Impianto Produzione Celle (IPC) è l’insieme dei materiali, dei locali e dei sistemi che consentono di realizzare le celle (terza barriera). Durante l’esercizio, l’impianto consentirà la produzione di 90 celle che, nel loro complesso, costituiscono la vera e propria area di smaltimento del Deposito, definita Unità Smaltimento Moduli (USM).
3-DN-terza-barriera-cella  Cella (terza barriera)

L’IPC si configura come un cantiere convenzionale in quanto non prevede la presenza di materiali radioattivi e comprende: ­
 
  • due stazioni di betonaggio ­
  • aree dedicate allo stoccaggio dei materiali da costruzione e dei macchinari
  • locali tecnici funzionali alle attività di cantiere
  • area coperta per il rimessaggio dei mezzi di cantiere
Le due stazioni di betonaggio sono necessarie alla realizzazione del calcestruzzo e sono idonee alla regolazione delle quantità e alla corretta predisposizione della miscela stabilita. Le stazioni sono dimensionate per garantire la quantità di calcestruzzo necessaria a realizzare le parti della cella con getto continuo.

Nelle aree di stoccaggio vengono immagazzinati i materiali da costruzione. Sono previste aree all’aperto o al chiuso, a seconda delle quantità e del grado di deperibilità dei materiali da ospitare.

Sono previsti anche locali tecnici funzionali alle attività di cantiere (spogliatoi, infermeria, ufficio tecnico) e un’area dedicata al rimessaggio dei mezzi di cantiere e agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sull’intero parco macchine.
 

Processo di produzione delle celle

 
La produzione delle celle deve essere eseguita compatibilmente con i tempi di arrivo dei moduli dall’Impianto Confezionamento Moduli (ICM) e in modo da evitare che le celle vuote rimangano a lungo inutilizzate (massimo 5 anni). 

Ogni cella è indipendente ed è costituita da una struttura scatolare con pareti e platea di fondazione in cemento armato, da realizzare secondo una procedura controllata.
La struttura della cella è parzialmente interrata rispetto al piano di campagna, così da evitare eccessive profondità o altezze delle strutture e minimizzare l’impatto sull’ambiente circostante.
La cella, dimensionata per accogliere 240 moduli disposti su cinque livelli, è composta da:
 
  • Galleria tecnica d’ispezione sotto cella
  • Piastra di fondazione
  • Pareti esterne e setto centrale
Il fondo della cella è realizzato in modo da garantire nello stesso tempo il corretto impilaggio dei moduli e il convogliamento delle eventuali acque di infiltrazione verso i pozzetti di raccolta e le linee di drenaggio.
 
Di seguito si riporta la sequenza delle macrofasi per la produzione di un gruppo di Celle di Deposito:
 
  • Esecuzione dello sbancamento dell’area su cui insisterà il blocco di celle
  • Scavo della trincea per le gallerie centrali
  • Realizzazione delle gallerie centrali e successivamente delle altre gallerie di collegamento
  • Preparazione del terreno di ricoprimento e getto controllato della fondazione delle celle
  • Realizzazione delle pareti verticali
  • Rinterro parziale della cella
  • Preparazione del terreno per la realizzazione del piano d’appoggio delle coperture mobili, delle gru a cavalletto e dei binari di scorrimento
Le fasi di getto della fondazione e delle pareti sono le attività di cantiere che richiedono il maggior quantitativo di materiale da gestire e il maggior numero di operatori presenti contemporaneamente nell’area di lavoro.  
 
Le celle saranno realizzate nel completo controllo della procedura qualificata e nel rispetto dei tempi di trasferimento dei rifiuti dai depositi temporanei distribuiti sul territorio nazionale.

Nota generale in merito alla Classificazione dei rifiuti radioattivi

Nei documenti del Progetto Preliminare si utilizza la classificazione indicata nel Decreto Legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010. Il Decreto, nel regolare la realizzazione del Parco Tecnologico e, in particolare, del Deposito Nazionale e delle strutture tecnologiche di supporto ad esso (Titolo III - Art. 25, comma 3), fa riferimento alla classificazione dei rifiuti radioattivi allora vigente (ex Guida Tecnica n. 26 ENEA-DISP) e, al Titolo I – Art. 2, punto i), articola che “Deposito Nazionale è il deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività … e all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato…”. Successivamente, con Decreto Ministeriale 7 agosto 2015 “Classificazione dei rifiuti radioattivi, ai sensi dell’Art. 5 del Decreto Legislativo 4 marzo 2014 n. 45” la classificazione nazionale dei rifiuti radioattivi è stata modificata, adeguandola agli standard europei. Pertanto, allo stato attuale, riguardo al Deposito Nazionale di fattispecie, leggasi “smaltimento dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività (VLLW-Very Low Level Waste e LLW-Low Level Waste) e stoccaggio-immagazzinamento a titolo provvisorio di lunga durata dei rifiuti radioattivi a media e alta attività (ILW-Intermediate Level Waste e HLW-High Level Waste).


Documentazione descrittiva generale   
Relazioni tecniche di progetto   
Disegni e schemi di progetto   
    
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